Premi Ubu 2026: candida il tuo spettacolo
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Toppi Alessandro

1. SPETTACOLO DI TEATRO

  • Tragùdia. Il canto di Edipo (Alessandro Serra)

Perché oltre la perfezione formale dell’immagine scura, tra rimbombi dei passi, un collo stretto da un cappio d’ombra, un pugno di terra che anticipa l’Antigone e l’impossibile ritorno filologico a una lingua perduta per sempre e che quindi può essere soltanto avvicinata per suggestione, ci sono prima la necessità crudele dello scavo nella propria storia (quel conosci te stesso che è la più difficile delle operazioni) e poi, perdonate le tue origini e i tuoi  errori, l’andare verso la morte, lentamente, mettendo in pratica l’amore. Ecco, imparare a morire, che poi significa imparare a vivere. Questo, infine.

  • Gennareniello (Lino Musella)

Perché questo spettacolo nato e morto nello scorcio finale dell’anno scorso, scambiato per un dono di Natale, l’ennesimo oggetto in offerta di uno Stabile, è invece una poetica riflessione su cosa tengo di irrinunciabile del mondo vecchio – di ciò in cui amo e in cui credo – mentre ne sta sorgendo un mondo nuovo in cui non mi riconosco del tutto. Tengo l’illusione di fare qualcosa che sia utile, e le parole di un attore-drammaturgo, e il pensiero di essere ancora bello per qualcuno, e l’amicizia tengo, per cui ci teniamo assieme recitando mentre infuria all’esterno la confusione.

  • Morte accidentale di un anarchico (Antonio Latella)

Non avrei voluto votarlo. L’ennesimo Latella dell’anno, l’ennesimo Latella dell’Ubu, che senso ha? E poi la “regia”, ammesso si sia capito cos’è, a che corrisponde, che qui sembra fare da base più che da grumo dello spettacolo. Ma poi coi giorni mi è rimasta addosso la sensazione d’aver assistito a qualcosa di spaventoso: a come cioè si fabbrica una frottola, buona per destare un po’ di scandalo, in modo da agitare l’opinione pubblica quanto basta perché tutto resti uguale o peggiori. Merito degli attori e dell’attrice, che ci guardano mentre noi li guardiamo allestire l’inganno? Merito del testo, che con l’uso di vecchi arnesi che sono ancora i più validi (il dialogo, la relazione, la costruzione interna d’una trama) riesce a montare l’invisibile perché il visibile (sociale e politico) mi diventi evidente? Merito dello spettacolo. E la finiamo qua.

2. SPETTACOLO DI DANZA

  • K-(A)-O (Kenji Shinohe)

Il pubblico ride per l’incredibile bravura mimica del danzatore, che tratta la faccia come fosse una maschera di gelatina, e ride perché nel volto riconosce le emoticon con cui inviamo sorrisi mentre siamo piegati dal dolore, e ride perché vede un performer che accelera, accelera, rallenta e accelera mentre io resto basito nel riconoscere in lui la crudeltà anestetizzata e vorace del nostro tempo, e della nostra comunicazione anaffettiva. I ritmi pulsanti della precarietà, per cui non c’è un attimo di niente, un po’ di riposo, e questa faccia che ti dice “va bene” quando tutto invece è una fatica.

  • Ho un pezzettino in gola (Valentina Dal Mas)

La dico stavolta in due frasi soltanto. Perché Valentina Dal Mas è un passaggio, nell’anno di uno spettatore, che non si dimentica. E perché non dimentico Rosalinda, chiusa in bagno, a immaginare. Credo che basti, no?

  • Extra moenia (Emma Dante)

Gli spettacoli di Emma Dante danzano dicendo con le coreografie più di quanto dicano con le parole. Assembramenti e Assoli virtuosistici, tagli secchi dello spazio e marce diagonali, salti e Rizzoli, schiene piegate in gruppo al buio ed esplosioni fisiche, cambi repentini d’abito in proscenio e scomparse lente quanto una sfumatura. Se per qualcuno ha ancora ha un senso distinguere teatro e danza come fossero due cassetti dello stesso schedario d’accordo, che dirgli? Ma ad esempio Extra moenia è corpo, sudore, ballo, partitura certo più di quanto sia testo o interpretazione intesa come re-citazione. E dunque come la mettiamo?

3. REGIA

  • Daria Deflorian (La vegetariana)

Per questo far stare le attrici e gli attori così a ridosso delle pagine anche se la temperatura è cambiata, non sono più a letto, a leggere il libro di notte, da solo, ed è cambiato il colore della storia che sembrava lindo quand’ero nel romanzo e che adesso è livido invece, e io non lo avevo capito. Strana forma di regia, lo so. Che ti porta sul fondo di una vita quando pensavi di essere entrato in sala solo per vedere l’adattamento di un testo che hai divorato.

  • Gabriele Russo (La grande magia)

Gabriele Russo moltiplica il contrasto tra le menzogne evidenti e le verità di comodo, buone per non impazzire. Ne fa smascherato gioco teatrale tra doubling attoriale in proscenio e una camminata in slow motion, un fondale che mette in mostra ombratile anche il retro e il dis-allestimento della scena in una stanza che grazie ad un faro sparato sul pubblico infine si svela un teatro della coscienza. Nel mentre un uomo soffre e sapendo di soffrire evita di dirsi che soffre. E quando risente il dolore, una fitta che è un attimo, una rivelazione, se la ricaccia nella tasca, decidendo di inabissarsi per sempre. Così dà prova del sacrificio che occorre, talvolta, per rimanere all’in piedi.

  • Alessandro Serra (Tragùdia. Il canto di Edipo)

Serra non sta mettendo in fila (rari) spettacoli, un curriculum di titoli, una carriera fatta di crescita ma anche di avversità (personali o di sistema) che stanno provando ad affaticargli il cammino. Serra sta invece scrivendo nel tempo progressivo di un percorso e coi mezzi espansi del teatro la sua opera, di cui è avvertibile il tratto con la stessa evidenza con cui riconosci la mano del pittore, di Rembrandt per esempio, solo con uno sguardo. Per cui non importa che questa sia la tua tela preferita o quella che hai sentito di meno. Conta l’unicità del gesto compositivo, l’odore percepibile della pittura fin dal primo istante di scena, conta l’autore.

4. ATTRICE/PERFORMER

  • Fabrizia Sacchi (Stabat Mater)

Rende l’Atto di Roma un buco, uno sprofondo dal quale butta fuori con rabbia non contenibile il disprezzo, la richiesta di perché, le sue parole. Fumando, sbraitando, facendo della lingua di Tarantino ora una litania ora un ruggito. Con cui sbatte in faccia al mondo la vergogna stessa del mondo.

  • Valentina Picello (Anna Cappelli)

Non so quante attrici siano degne d’Anna Cappelli, che è di continuo slabbrata da interpretazioni quartieristiche, o truccata come la spostata di mente del palazzo o svilita come fossimo ancora in una casa neorealistica, tra un secchio d’acqua per i pavimenti e la tv che trasmette Uomini e donne. Caso di figura che – come i personaggi di Molière in Elogio del disordine di Jouvet – avrebbe il diritto di tornare da dov’è stata scritta per dire “lasciatemi stare”, stavolta io me la immagino Anna Cappelli di Ruccello Annibale da Castellammare che entra in ritardo, siede in platea e invece di protestare o soffrire si vede, come raramente capita, in Valentina Picello. “Forse sono anche così”, “forse sono sempre stata così” ma poche l’avevano compreso poi pensa, godendosi lo spettacolo e l’attrice.

  • Serena Balivo (Arlecchino nel futuro)

Ha smesso di essere finalmente un under 35 Serena Balivo per cui è votabile per ciò che è da tempo ovvero una delle più singolari forme d’attorialità manifestatasi da qualche anno nel teatro italiano. Oltre ogni ghetto anagrafico. Sagoma sottile come un guanto, mossa dall’interno da un’interprete che torna ad esistere solo alla fine dello spettacolo, come si fosse per un’ora e ogni volta tolta dal mondo. Il suo stare, fatto di tecnica precisa anche nelle pieghe, e di una vocalità in principio scovata all’inferno, e così finto, ma così finto da diventare credibile (da diventare un’alterità credibile), la rende rara. Unica forse.

5. ATTORE/PERFORMER

  • Tonino Taiuti (Gennareniello)

A un certo punto appare sfatto, coi capelli arruffati, la camicia fuori dai pantaloni, che stanno larghi è evidente, e le braccia non tese ma abbandonate lungo il corpo. Il viso tirato dallo scontro, gli occhi persi a mezz’aria. Si è affacciato all’esterno, pensando di poterci andare d’accordo. Torna come un reduce, con addosso la fatica della sconfitta. A che servo? Mi tocca sparire. Messo su una sedia come un pupazzo di stoffa, deriso come si deride un giocattolo, viene difeso dalla moglie che sa quant’era prezioso. Che versi scriveva. E quanta fantasia gli resta, ma che adesso è inservibile.

  • Francesco Scimemi (Abracadabra)

La magia non sta nei trucchi che adopera per dire del lutto ma nel modo in cui mi è diventato indimenticabile col suo passo sciancato nella tuta annerita, la sua voce resa roca dalle sigarette e dallo strazio, e le pupille a stento tenute dalle palpebre. Ho scritto “magia” ma è un errore. Si è trattato di un raro caso in cui l’umano si manifesta davvero davanti all’umano, condividendo una ferita per farsi riconoscere.

  • Giovanni Ludeno (S-Enz)

Prende frammenti non teatrali di Moscato, li mette in fila come i versi di una folle poesia e davanti al pubblico manda in aria e li riprende, come farebbe giocoliere coi birilli. Così compone per una sera qualcosa che non era mai esistito prima, evocando nel vuoto prodotto dall’assenza un ricordo-ritratto di Enzo che non pensavamo potesse avvenire così.

6. ATTRICE/PERFORMER UNDER 35

  • Caterina Tieghi (Sarabanda)

Recita tra Renato Carpentieri, Alvia Reale, Elia Shilton e quando tocca a lei il livello non si abbassa. Recita facendo da spasimo libertario e ultimo pretesto per antichi conflitti, subendo e innescando. Recita sbattendo in un paio di metri quadri, compiendo già un pezzo di fuga, ma è quando sta immobile, coscia a coscia col padre nel letto, che mi dà la certezza che sto assistendo a qualcosa di insano, nonostante la fredda luce settentrionale, il colto dettato, le pile dei libri, il suono della musica e quest’arredi d’alta casa borghese. Recita davvero. E in tempi di dominio crescente di Io performativi e frontali, che non si fanno più carico delle vite degli altri, riducendosi a dirle, rende merito al mestiere che ha scelto.

  • Rossella De Martino (Opera in transizione)

Rossella per tutte le attrici di Opera in transizione, non potendo votare l’intero gruppo. Ma se lo aveste visto tornare questo manipolo di anime in pena per chiedere ascolto, pietà, una preghiera e di restare in memoria anche voi stareste qui a domandarvi “perché, in casi eccezionali d’accordo, non è possibile votare tutto un ensamble, da cui bisogna invece strappare un nome per forza?”. Ma loro non sono davvero staccabili, come non è staccabile in Opera la storia dell’uno dalla storia dell’altro tant’è, ci foste stati e aveste guardato in controscena, ve ne sareste accorti che mentre uno sfuma e scompare, l’altra è già sorta. Parla per sé e, nel contempo, per tutti i compagni e le compagne di scena e di vita.

  • Evelina Rosselli (sdisOrè)

Frastaglia la lingua di Testori, afferra la storia e la maneggia, guarda in alto al mito pur stando in ginocchio a terra e si fa all’unisono cuntista, narratrice, figura in maschera, performer frontale, burattinaia o pupazzara, interprete tradizionale per infedeltà e bestia di scena che risponde al pubblico se il pubblico risponde a lei. È stata una scoperta.

7. ATTORE/PERFORMER UNDER 35

  • Michele Calcari (Fratelli)

Per farla breve. Gli tocca reggere la memoria d’uno spettacolo già vissuto anni prima, e gli tocca reggere l’importanza della figura e del libro dal quale è tratta, e gli tocca reggere (e rendere) la forma ambigua che può assumere il malessere per cui quello strano, folle, sbagliato sembra sia tu e invece sono io. E lui regge. Eccome se regge…

  • Umberto Serra (Opera in transizione)

Umberto per tutti gli attori di Opera in transizione, non potendo votare l’intero gruppo. Ma se lo aveste visto tornare questo manipolo di anime in pena per chiedere ascolto, pietà, una preghiera e di restare in memoria anche voi stareste qui a domandarvi “perché, in casi eccezionali d’accordo, non è possibile votare tutto un ensamble, da cui bisogna invece strappare un nome per forza?”. Ma loro non sono davvero staccabili, come non è staccabile in Opera la storia dell’uno dalla storia dell’altro tant’è, ci foste stati e aveste guardato in controscena, ve ne sareste accorti che mentre uno sfuma e scompare, l’altra è già sorta. Parla per sé e, nel contempo, per tutti i compagni e le compagne di scena e di vita. 

  • Vito Vicino (Madri)

L’altra metà di questa memoria difettosa e di questa intimità di cui ci sono rimasti solo gli orpelli, e qualche avanzo. L’altro, il figlio, anch’egli alla testa bucata, che si fa concavo rispetto a una madre- una dissotterratrice di reperti ma poi con lei diventa tutt’uno. Restando soli, entrambi, assieme.

8. SCENOGRAFIA

  • Gianni Carluccio (Sarabanda)
  • Francesco Givone (Arlecchino)
  • Rosita Vallefuoco (Cime tempestose)

9. COSTUMI

  • Emma Dante (Extra moenia)
  • Simona D’Amico (Zorro)
  • Enzo Pirozzi (Opera in transizione)

10. DISEGNO LUCI

  • Alessandro Serra (Tragùdia. Il canto di Edipo)
  • Cesare Accetta (Le anime morte)
  • Giulia Pastore (La vegetariana)

11. PROGETTO SONORO/MUSICHE ORIGINALI

  • Bruno de Franceschi (Tragùdia. Il canto di Edipo)
  • Mezzopalco e Usine Baug (Anse)
  • Stefano Bartolini (L’infinito carnale)

12. NUOVO TESTO ITALIANO/SCRITTURA DRAMMATURGICA (messi in scena da compagnie o artisti italiani)

  • C’era una volta (Noemi Francesca)
  • Madri (Diego Pleuteri)
  • Word box-30 milligrammi di Ulipristal (Benedetta Pigoni)

13. TESTO NON ORIGINALE (dedicato a riscritture e/o adattamenti)

  • Assetati (di Wajdi Mouawad, riscrittura di Davide Pascarella)
  • La vegetariana (di Han Kang, riscrittura di Daria Deflorian)
  • Solness (di Ibsen, riscrittura di Ármin Szabó-Székely)

14. NUOVO TESTO STRANIERO/SCRITTURA DRAMMATURGICA (messi in scena da compagnie o artisti italiani)

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15. SPETTACOLO STRANIERO PRESENTATO IN ITALIA

  • La vie segrète des vieux (Mohammed El Kathib)
  • S 62° 58’, O 60° 39’ (Frank Chartier)
  • Chaïka (Natacha Belova)

16. PREMIO UBU ALLA CARRIERA

  • Giovanna Daddi/Dario Marconcini
  • Renato Carpentieri
  • Elena Bucci/Marco Sgrosso

17. PREMI SPECIALI

  • Primavera al Garibaldi (Comune di Lucera), Direzione artistica Fabrizio Gifuni/Natalia Di Iorio

Era un faro al buio. Il tentativo ostinato di portare teatro di caratura nazionale per colmare una mancanza. E così contribuiva alla circuitazione di spettacoli di valore, condannati spesso dal sistema alla scarsità di repliche, nel contempo favorendo l’accesso all’esperienza dell’arte dal vivo per un pubblico non formato teatralmente. È stato offeso dalla mal voglia e dal silenzio istituzionale, fino a diventare impossibile. Che vergogna.

  • Opera in transizione, Teatro Bellini di Napoli/Mimmo Borrelli

Esperienza formativa lunga due anni, che non resta però chiusa tra quattro mura di un laboratorio ma s’impone invece lo spettacolo – l’impegno dello spettacolo, la responsabilità dello spettacolo, il peso dello spettacolo – perché è nell’incontro sera dopo sera col pubblico che si comprende, si sopporta, si pratica e consuma una vita (e una formazione) teatrale. Che poi sia stata anche tra le visioni più potenti, ma più snobbate dalla critica, dell’anno conta poco. Giovani attori e attrici, professionalizzati sul piano contrattuale e dalla fatica dell’impegno, sono venuti al mondo, restando nel ricordo di chi li ha visti.

  • Compagnia Garbuggino/Ventriglia

Per la ricerca ostinata di una forma essenziale, per il corpo usato ogni volta come uno sbilenco verso scritto nello spazio, per la propensione a inabissarsi in grandi scritture da cui riemergono stringendo un grumo inatteso ed essenziale, perché sono e fanno compagnia: questa vecchia cosa, che il sistema teatrale da settant’anni sta provando in ogni modo a uccidere, a soffocare.

  • Renato Esposito, fotografo

Non per l’origine campana in comune, non per gli amori teatrali simili, né per quella vicinanza generazionale che fa simpatia anche se vissuta stando a distanza ma per la qualità del lavoro svolto da anni e che trova forma ora in locandine, manifesti, foto-spettacolo ora (ed è la parte segreta, ancora nascosta e che merita luce) in veri e propri reportage d’immagini, frutto di uno stare ai lati del teatro in prova, per settimane, talvolta per mesi, con un’attitudine che si sta facendo vocazione. Guadagnando poco, quasi nulla, e col rammarico in aggiunta di un settore editoriale che un tempo avrebbe impaginato subito i suoi scatti mentre adesso fa spallucce: non è più tempo, mi dispiace.

  • Isola di Confine, Valerio Apice/Giulia Castellani – Marsciano (Perugia)

Soltanto negli ultimi sei mesi: 2500 spettatori, 356 ore di laboratori teatrali nelle scuole (un quarto di quelle dell’intero territorio coinvolte), 420 tra bambini e bambine, ragazzi e ragazzi, (at)trati nell’esperienza de teatro, un atelier che mette assieme “persone pericolosamente abili”, per citare Davide Iodice, con donne e uomini con disabilità. E ancora: una stagione di spettacoli che è una programmazione che raggiunge luoghi minuscoli. Con ingresso a prezzi popolari, nonostante dalle istituzioni locali e nazionali ricevano gli spiccioli.

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Immagini
Produzione
Progetto speciale
Coproduzione
Titolo dello spettacolo
Sottotitolo
Testo di
Testo non originale
Testo originale presentato per la prima volta
Riscrittura/Adattamento
Regia/Coreografia
Città del debutto
Luogo del debutto
Data del debutto
Performer
Presenza performer under 35
Elenco performer under 35
Scenografia
Costumi
Light Design
Sound Design o Musiche Originali
In collaborazione con
Con il sostegno di
Si ringrazia
Note
Titolo dello spettacolo Testo Regia/Coreografia Produzione Luogo del debutto Data del debutto
La tempesta William Shakespeare Alfredo Arias Teatro Stabile Catania Teatro romano di Verona 07/11/2026
Le Fenicie Euripide Michela Lucenti Balletto Civile Teatro Storchi 06/09/2026
La guerra non è ancora cominciata Mikhail Durnenkov MIchele Di Giacomo Città Visibili Teatro Galli 28/08/2026
La romantica vita di Madame Rosà, meretrice a Parigi Romain Gary Angela Malfitano Tra un atto e l'altro Anfiteatro parco di Villa Spada, Bologna - Rassegna Feminologica 9 27/08/2026
Re-clown Giovanna Velardi Pindoc Giardini Pubblici Annibale Felici 25/08/2026
Rossocrepa Sara Sguotti Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni OperaEstate Festival - CSC San Bonaventura 22/08/2026
SCENTED PANTHER Aurelio Di Virgilio Nanou Associazione Culturale ETS Operaestate Festival 21/08/2026
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Cuginə Cuginə di Collettivo EFFE: Siro Pedrozzi, Giulia Cermelli, Nalini Vidoolah Mootoosamy, Ludovica De Angelis, Marco Bertani, Edoardo Mozzanega, Naomi Oke, Isaac Ace Munn, Flore Maille, Antonio Careddu, Giulia Odetto Collettivo EFFE Collettivo EFFE ETS Poggi San Siro 15/08/2026
Il pesa dell'amore Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini Andrea Merendelli Teatro di Anghiari Castello di Sorci 09/08/2026
Pinocchio pane e salame Carlo Collodi Paul Mochrie Città Teatro Parco Le Fratte 07/08/2026
EARTHINK FESTIVAL XV edizione Serena Bavo (direzione artistica e curatela) Associazione Tékhné APS Piazza Sclopis – Piazza del Municipio 06/08/2026
Fedra Ghiannis Ritsos (traduzione di Nicola Crocetti) Francesco Biagetti Centro Teatrale Bresciano Teatro Greco 06/08/2026
Sonata per Spoon River Edgard Lee Master Elena Bucci, Angela Malfitano, Francesca Mazza, Marco Sgrosso Le belle bandiere, Tra un atto e l'altro Lido Po - Argini Festival 01/08/2026
Charcot Alessandro Blasioli Alessandro Blasioli Teatro Stabile d'Abruzzo Teatro San Filippo 30/07/2026
1.5.15 - Affetti Collaterali Roberto Scarpetti Marinella Anaclerio Compagnia del Sole Teatro Piccinni 28/07/2026
16:9 Danilo Maglio Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Congerie APS Teatro Torlonia 28/07/2026
Sorelle Antonio Catalano Michele Eynard casa degli alfieri Cortile del Convento 26/07/2026
John e Joe Ágota Kristóf (traduzione di Stefania Pico) Manuela Mandracchia e Alvia Reale Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Compagnia Umberto Orsini Teatro Ristori 26/07/2026
Replica Ginevra Panzetti, Enrico Ticconi Compagnia Abbondanza/Bertoni Teatro Comunale / Studio 25/07/2026
Orlando, la commedia Giuseppe Dipasquale Giuseppe Dipasquale Marche Teatro, Teatro Stabile di Catania, Teatro Biondo Palermo Festival teatrale di Borgio Verezzi 25/07/2026
Il processo Franza Kafka Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni archiviozeta Cimitero militare germanico del Passo della Futa (FI) 25/07/2026
Vergarolla. La strage italiana dimenticata Davide Rossi (con i contributi di Lucia Bellaspiga, Paolo Valerio, Rossana Valier) Paolo Valerio Teatro Stabile del FVG Chiesa S.Francesco 24/07/2026