Marelli Matteo
1. SPETTACOLO DI TEATRO
- Trilogia della città di K. (Luigi De Angelis)
Un adattamento coraggiosamente patologico, prima che psicologico quello messo in scena dai Fanny & Alexander, è teatro che degenera nella psichedelia per mezzo di uno spettacolo-cervello in frantumi. Trilogia della città di K., con i suoi contorni di fiaba nera e allucinata, ci mette davanti alla sragione, alla vertigine e all’orrore del profondo; un orrore metafisico, figlio del nonsense e del paradosso, quello che si dovrebbe (per) sempre provare di fronte a uno specchio;
- La montagna incantata (Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni)
Il “demoniaco” Bildungsroman di Thomas Mann, sospeso in una dimensione che sta tra dormiveglia e allucinazione. La terza parte ci cattura, come lo stesso Hans Castorp, nelle spire di un vertiginoso duello dialettico che vede sfidarsi i due mentori che si contendono la mente e il cuore del protagonista. Uno scontro che termina con un suono di spari che deflagrano con la stessa potenza di un tuono, «il tuono storico che scosse le fondamenta della terra»;
- Frankenstein (a love story) di Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande
Questo nuovo lavoro, che s’ispira alle pagine del romanzo di Mary Shelley prendendo poi le forme di un testo polifonico e stratificato, oltre a confrontarsi con le domande, le urgenze e le sollecitazioni che arrivano dagli intrecci fra i mutamenti, dagli slittamenti progressivi dell’umano da intendersi in termini di processo più che di condizione (in cui il corpo è il territorio dove la tecnica si incarna, diventando natura), è anche una commossa riflessione sul creare.
2. SPETTACOLO DI DANZA
- Bromio – La vita indistruttibile (Simone Derai)
Qualcosa di barbaro e arcaico che riprende il sopravvento, come essere al cospetto di risorgenti vecchi dèi che il mondo ha dimenticato. Tra una crocifissione velata e una riproduzione del Supplizio di Marsia si fanno avanti le moderne menadi e i nuovi satiri: ci osservano, c’interpellano/seducono con la vista, mentre i loro corpi attraversati dalla psychedelic trance cominciano a danzare, all’unisono, ma ognuno per sé, unicamente per la danza, che si diffonde e contagia. Come Cadmo anche noi vorremmo avere accanto un veggente a cui domandare/dire: «Dove dobbiamo danzare, dove battere il piede e scuotere le nostre teste canute? Spiegamelo, Tiresia»;
- Un’andatura un po’ storta ed esuberante. Emersione n. 1 (Antonio Tagliarini)
Un uomo solo, seduto a terra. L’insistenza dei suoi gesti – quei gesti minimi, come sfilarsi una maglia, fatti sapendo che non lasceranno un ricordo -, i continui riavvolgimenti: assistiamo alla scrittura di una partitura, alla composizione di una coreografia che ha come orizzonte il quotidiano. Un assolo cui Tagliarini si espone e s’interroga adottando un codice non tanto autobiografico quanto piuttosto autobiografistico: è sì la sua vita, però sempre filtrata e arricchita dall’incontro con l’altro, che non è mai raccontato come altro da sé, ma come un altro sé.
3. REGIA
- Antonio Latella (BAT. Bottega Amletica Testoriana)
È lo spettacolo della maieutica, della creazione che si realizza per mezzo della formazione e della partecipazione. Formazione tanto degli attori quanto degli spettatori, gli uni e gli altri in continuo dialogo per tutta la durata del processo creativo. Un itinerario pedagogico che sfida le abitudini teatrali, al termine del quale tutti i coinvolti ne escono trasformati. Un’immersione nel mistero della «lingua porcellenta e falsatoria» di Testori, urlata, franta, sofferta, “sacramentale”, straripante di umori terrestri e di celesti illuminazioni;
- Luigi Noah De Angelis (Trilogia della città di K.).
De Angelis dirige un lavoro maiuscolo, una tappa importante della ricerca teatrale di Fanny & Alexander che da tempo indaga il tema dell’identità infedele e in costante metamorfosi (i lavori del progetto Il mago di Oz), che è anche una riflessione sulla condizione dell’attore, arte e professione che, sottoposta all’inesorabilità del principio d’indeterminazione, espone chi la pratica alla spaesante dissociazione tra «essere o non essere»;
- Gianluca Guidotti e Enrica Sangiovanni (La montagna incantata)
Tanto per la capacità e la lucidità di domare un’opera-mondo che sembrerebbe impossibile pensare al di là della sua forma, quanto per l’intuizione geniale di far vivere il sanatorio immaginato da Mann alle pendici della Grande guerra nel cimitero militare germanico al passo della Futa con gli spettatori a far ombra agli oltre 30 mila ragazzi mandati a morte da Hitler sulla Linea gotica: un cortocircuito temporale che si propaga fino ai conflitti contemporanei.
4. ATTRICE/PERFORMER
- Federica Fracassi (Trilogia della città di K.)
Perché non cerca l’impossibile copia 1:1 con Ágota Kristóf, ma dà vita a una copia evidentemente non conforme, al limite del “deforme”, resa goffa, “eccessiva”, da un make-up (volutamente/disperatamente) evidente. È l’immagine di un realismo sformato, inquieto, “inadeguato” e perturbante, in continua ricerca di scarti e scompensi, sempre fuori misura.
5. ATTORE/PERFORMER
- Enrico Casagrande per Frankenstein (a love story)
In questa riscrittura del romanzo di Mary Shelley che mette in dialogo creatrice, creazione e creatura, scoprire nella parte del mostro (ovvero tutto ciò che di smisurato sfugge alla “misura”) Enrico Casagrande – regista, con Daniela Nicolò – fa dello spettacolo una commossa riflessione sul creare, quasi a dire: qui, in questo lavoro, c’è tutta la mia/nostra vita, praticamente.
6. ATTRICE/PERFORMER UNDER 35
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7. ATTORE/PERFORMER UNDER 35
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8. SCENOGRAFIA
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9. COSTUMI
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10. DISEGNO LUCI
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11. PROGETTO SONORO/MUSICHE ORIGINALI
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12. NUOVO TESTO ITALIANO/SCRITTURA DRAMMATURGICA (messi in scena da compagnie o artisti italiani)
- Frankenstein (a love story) (Ilenia Caleo)
Una drammaturgia che partendo dalle pagine Frankenstein si articola su tre piani – Shelley; Victor Frankenstein; il mostro – in cui ciascuno è contenuto e contiene l’altro; ognuno si struttura attorno al flusso di coscienza di una diversa figura. Ma nel mescolarsi dei tre assoli – che nell’intreccio si fanno componimento – le certezze su chi crea chi vacillano;
- Manson (Chiara Lagani)
Una drammaturgia combinatoria costruita sulle esatte parole pronunciate dall’imputato: Charles Manson che emerge dal buio come uno spettro; il suo ingresso è preceduto da frasi secche e taglienti che si compongono di getto su un monitor, abbagliano l’oscurità e ricostruiscono gli eventi. Una seduta spiritica che spalanca il gorgo dell’abisso e ci fa dubitare, parafrasando Manson, che forse non siamo altro che riflessi di tutto ciò che crediamo di sapere;
- Don Chisciotte ad ardere (Marco Martinelli ed Ermanna Montanari)
Una creazione a cielo aperto capace di coniugare – alla maniera del testo di Cervantes preso a fondamento – la semplicità della fiaba con la complessità della costruzione simbolica, tutta giocata sulla dialettica realtà/finzione, veglia/allucinazione, sospesa nella pressoché totale specularità tra il dentro e il fuori, tra il guardare e l’essere guardati, in oscillazione costante tra questi poli; un po’ come accade di fronte a quell’enigma della rappresentazione che è Las Meninas di Velázquez.
13. NUOVO TESTO STRANIERO/SCRITTURA DRAMMATURGICA (messi in scena da compagnie o artisti italiani)
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14. SPETTACOLO STRANIERO PRESENTATO IN ITALIA
- Rohtko (Łukasz Twarkowski)
Tutto è in superficie. Tutto è saturo. Tutto è sempre on stage. Uno spettacolo magniloquente, smisurato. Un allestimento colossale, iperreale, muscolare e inesausto, che sperimenta, coniugandoli, linguaggi “cugini” (tutta la performance è ripresa in diretta e proiettata su tre schermi, due ai lati del palco e uno, mobile, a sovrastare la scena), apparentemente vicini, ma profondamente lontani: il teatro – che lavora/lotta con(tro) lo spazio – e il cinema – che fa lo stesso, ma in relazione al tempo. Un assalto sensoriale mirato più che al senso a produrre sensazioni e sentimento;
- Trilogia Cadela Força: Capitolo I – La sposa e Buonanotte Cenerentola (Carolina Bianchi)
«C’è qualcosa di non rappresentabile che cerchiamo comunque di rappresentare, e questo paradosso deve essere mantenuto nella rappresentazione che facciamo». Le parole di Judith Butler sono una bussola nello sconcerto di fronte a questo spettacolo-conferenza che incombe su noi spettatori come una minaccia, la minaccia: quella della nostra faccia riflessa nello specchio deforme di una paura indicibile, la paura di noi stessi che ci scopriamo costretti a farci voyeur dell’Orrore;
- One Song – Histoires(s) du théâtre IV (Miet Warlop)
Alla fine ci si sente come David Foster Wallace di fronte a Roger Federer, spettatori di «un’esperienza che rasenta lo spirituale», di «una bellezza di tipo particolare: la potremmo chiamare bellezza cinetica». Un inesausto e sfinente musical di 60’ che fonde insieme la potenza e lo splendore della liturgia del match sportivo con quella del concerto dal vivo (ultime rappresentazioni sacre del nostro tempo); una liturgia che è fatica. Una superomistica opera-totale in cui il corpo si dà, agisce come scultura vivente, bruciando l’energia vitale in materiale artistico irripetibile.
15. PREMIO UBU ALLA CARRIERA
- César Brie
Con il Teatro de los Andes ha rianimato miti, leggende, fatti storici, ingiustizie, ha promosso incontri, scambi, modelli partecipativi, ma soprattutto è stato in grado farsi carico delle urgenze di chi non aveva una voce, ma una cultura da affermare, difendere e da mettere in gioco. Ma la sua ricerca non si è fermata a quell’esperienza, ha continuato a cercare, reinventare, basti soltanto pensare al suo recentissimo e bellissimo Re Lear è morto a Mosca;
- Pippo Delbono
Performativo. Provocatorio. Profanante: forse è questa l’espressione più puntuale per descrivere, in estrema sintesi, il gesto (teatrale/cinematografico) di Pippo Delbono; un gesto bisognoso d’immergersi nel reale, senza filtri, di vivere dentro le cose, senza sfuggire le zone di rischio della vita, fino a confrontarsi con il senso ultimo, quello lutto della Storia, sempre però raccontato attraverso il proprio vissuto personale. Ogni suo lavoro è sempre un ritorno alla vita attraverso la più delirante e solenne cerimonia di morte.
16. PREMI SPECIALI
- ZONA K.
In una metropoli come Milano con i suoi potentati istituzionali questo progetto culturale in continuato movimento – che spesso si avvale della collaborazione/ospitalità di altri spazi – è stato capace di spostare il baricentro di riferimento dei luoghi dove si sperimenta la ricerca teatrale. Una ricerca attenta alle nuove drammaturgie (è a ZONA K che si deve la prima volta dei Rimini Protokoll in città), ai nuovi linguaggi (dal teatro partecipato, alle installazioni multimediali; dalla VR alle derive urbane), alla ricerca di un paesaggio “potenziato”, all’incrocio tra spettacolo e rito sociale, in cui pensare il teatro al di fuori dei suoi luoghi (e tempi) convenzionali, per immaginare nuove possibili relazioni tra palco e platea, tra attore e spettatore.
- Todos Los Males di Simone Derai
Primo film degli Anagoor, espressione di un’idea di cinema potente, generosa e densissima (per gusto dell’inquadratura e cura compositiva). Non si tratta di un documentario che segue la preparazione di un allestimento teatrale; e non è un film-opera, piuttosto, un «documentario dell’immaginazione» e al tempo stesso un (im)possibile re-enactment, una ricostruzione, una ri-messa in azione – che è anche una magnifica e feroce disamina dei fatti (e i misfatti) della Storia.
- BAT. Bottega Amletica Testoriana di Antonio Latella
Otto giovani attori e attrici selezionati da oltre 600 candidature; un regista-pedagogo; una virtuosa collaborazione tra Associazione Giovanni Testori, Piccolo Teatro di Milano, AMAT (Associazione Marchigiana Attività Teatrali) per “Pesaro 2024 capitale italiana della cultura” e compagnia stabilemobile.
| Titolo dello spettacolo |
|---|
| La notte canta... |
| La fame |
| The Nothing Island |
| Iliade Open Mic |
| PLÙMA |
| Manifestus |
| LE PALESTRITI |
| Casanova Grand Tour |
| Io uccido i giganti |
| Guado |
| Crisalide festival |
| Saffo, musa divina |
| Trash Test |
| Medea |
| Umani |
| Salvami, mostro |
| SPAssato |
| Il grande libro |
| L'Urlando furioso di Alberto Cavaliere |
| Il Decamerone |
| Zefiro Torna |
| Il rapimento di Proserpina |
| Promessi Sposi |
| IL PROCESSO |