I vincitori / Premio Ubu 2023

Lo Gatto Sergio

1. SPETTACOLO DI TEATRO

  • Anatomia di un suicidio (Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni) [Un lavoro importantissimo che ha il coraggio di affrontare nuove modalità narrative del testo mettendo in campo soluzioni estremamente teatrali che recuperano l’arte dell’attore/attrice. Uno spettacolo che non esisterebbe senza i lavori precedenti della stessa compagnia, dimostrando l’importanza della costruzione e del mantenimento di un gruppo di lavoro e, al contempo, la necessità di processi creativi da sostenere nel lungo periodo]
  • Tre Sorelle (Claudia Sorace) [Anche in questo caso, Tre Sorelle è il naturale compimento del lavoro di analisi e composizione scenica iniziato nel precedente Ashes, dimostra un punto di coerenza nel percorso di una compagnia che non ha mai smesso di sperimentare e trova il modo di ravvivare un testo capitale della tradizione moderna rendendolo intimo, contemporaneo, estremo]
  • Il Capitale. Un libro che non abbiamo ancora letto (Enrico Baraldi e Nicola Borghesi) [Nel solco di un teatro politico e documentario da anni approfondito dalla compagnia, questo spettacolo è esemplare per la capacità di convogliare in una forma ancora teatrale le istanze dei singoli partecipanti non professionisti convocate, la loro storia personale (e non solo quella di “attori politici” della vicenda), così come di chiarire, senza passare di grado verso altri linguaggi che non siano quello teatrale, la rete intricata di motivazioni, premesse di pensiero e proposte politiche risultato del lavoro di ricerca in fabbrica ma anche della lettura di un materiale complesso come il testo di Marx. Che non abbiamo ancora letto]

2. SPETTACOLO DI DANZA

  • Gli anni (Marco D’Agostin) [Grazie anche a un profondo e innovativo lavoro drammaturgico, che fonde memoria personale, memoria generazionale e una radicale idea della danza, lo spettacolo crea una relazione con lo spettatore/la spettatrice che riesce a rendere visibile e palpabile il concetto di memoria fisica e di embodiment, liberando la danza da ogni costrizione di linguaggio e tradizione]
  • DREAM (Alessandro Sciarroni) [Sperimentando forme di installazione spaziale e di estensione di durata “fuori formato”, è un lavoro fieramente radicale ma estremamente fruibile che capitalizza e porta ulteriormente avanti una lunga e coerente ricerca di questo coreografo, tesa a rendere la presenza e l’azione dei/delle performer un sistema catalizzatore di relazioni dell’umano con lo spazio, con il tempo, con i più sottili concetti e in grado di istituire una relazione con l’Altro, alla ricerca di movenze dell’animo minute e necessarie e contenute nello scandaglio profondo di un ampio materiale letterario restituito senza parola]

3. REGIA

  • Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni (Il Ministero della Solitudine e Anatomia di un suicidio) [Una regia in grado di coordinare un insieme complesso di creatività e autorialità (il gruppo degli attori e delle attrici) e una resa scenica complessa e che accoglie segni molteplici (video, musica, voce, utilizzo dello spazio, etc.) in evidente armonia e gioco di opposizioni. Il lavoro è condotto su testi stratificati che, pur di due diverse nature, sono forti di molte motivazioni comuni e che entrambi insistono sulla regia delle “solitudini” in scena, dunque su monologhi e soliloqui in cui la supervisione registica si integra totalmente (e in maniera molto complessa) all’espressività attoriale]
  • Claudia Sorace (Tre Sorelle) [Regia in grado di rischiare tramutando in movimento scenico e regia vocale un testo noto, ricomponendolo (seguendo la drammaturgia di Riccardo Fazi) in brevi cellule interdipendenti che agiscono una con l’altra non solo attraverso la parola, ma attraverso l’uso del corpo e dell’articolazione della voce e il dialogo mai scontato con i pochi oggetti scenici e gli elementi scenografici convocati a sostegno del lavoro d’attrice]
  • Giorgina Pi (Lemnos e Pilade) [Un pensiero registico che si è molto evoluto negli anni, accompagnato da una forte impronta autoriale nel trattamento dei testi, nella relazione con attrici e attori e i loro corpi, precipitando in due progetti che, da due diverse prospettive, rielaborano il mito e la macchina tragica, ponendo accanto ai significati del testo uno slancio creativo che convoca tutte le potenzialità della scena]

4. ATTRICE/PERFORMER

  • Marta Ciappina (Gli anni, Op. 22 n. 2* e DREAM) [Menzione motivata dal lavoro con i coreografi qui citati, ma che vuole estendersi al gigantesco lavoro svolto negli anni a sostegno della figura dell’interprete puro/a, in grado di immergersi nella costruzione coreografica completandola con una sorprendente padronanza ed elasticità nella ricerca di qualità del movimento e degli input espressivi. Il tutto aggiunto a un importante impegno nella trasmissione delle pratiche (training per movers e collaborazioni alla drammaturgia della danza e del movimento scenico)]
  • Valentina Banci (Calderón) [Un’attrice che è, insieme, istrione (maschile voluto), catalizzatore di energie ed emanazione di ritmo scenico a sostegno dell’organicità dell’opera tutta. Una presenza scenica sontuosa, temperata da un sottile gioco ironico sulla maschera, che nulla toglie all’intensità dell’interpretazione, fortemente simbolica e aperta alla comunicazione di molteplici sineddochi utili alla composizione del personaggio e della semantica dello spettacolo]
  • Consuelo Battiston (Odradek) [Un lavoro (questo e i precedenti) contrassegnato da un lungo percorso creativo accanto a Gianni Farina e nel gruppo Menoventi, con cui è riuscita a costruire un dialogo nuovo con la dimensione concettuale e filosofica dei testi, intriso di un profondo lavoro d’attrice sul displacement, sul distacco dalla realtà che prevede un (a volte agghiacciante e desolante) ritorno alle sue conseguenze]

5. ATTORE/PERFORMER

  • Francesco Villano (Il Ministero della Solitudine e Anatomia di un suicidio) [Un interprete a tutto tondo, energico e determinante, in grado di toccare punte di muscolarità della presenza e, insieme, l’estrazione di stati d’animo intimi, di cui consegna (in un sapiente montaggio di voce, gesto e corpo) relazioni enigmatiche, a volte struggenti, a volte irresistibilmente surreali, di grande importanza per la relazione con il testo e con le altre presenze in scena]
  • Flavio Albanese (Il giuocatore) [Uno degli attori più efficaci della sua generazione, in grado da solo di riempire un’intera scena e coinvolgere un’intera platea, come di sostenere e calibrare ritmo ed energia negli spettacoli corali. Un attore che non ha altro linguaggio che il proprio, pur esprimendo una totale dedizione alla costruzione di personaggi tridimensionali adatti a testi e progetti anche molto differenti, questo anche grazie a una profonda cultura teatrale e apertura all’invenzione di modalità di comunicazione (scenica e umana) assolutamente rare]
  • Francesco Pennacchia (Odradek e Entertainment. Una commedia in cui tutto è possibile) [Riconoscimento a questi progetti e in generale alla grande capacità di portare sulla scena una personalità “altra”, costantemente in bilico tra lo stupore di esserci e la responsabilità dell’entrare nel vivo drammaturgico di una vicenda, giocando con la dimensione surreale e ambigua della presenza fisica e della parola che conquista l’attenzione e la direziona sui particolari più minuti del sistema azione/reazione]

6. ATTRICE/PERFORMER UNDER 35

  • Arianna Pozzoli (Tre Sorelle) [Giovane ma dirompente, Arianna Pozzoli è il contenitore di un dramma sommesso e delle energie che passano attraverso tutto il testo. Incarna una generazione, un’idea e una decisa e imprescindibile materialità della presenza]

7. ATTORE/PERFORMER UNDER 35

  • Nico Guerzoni (Calderón) [Solido, ambiguo, rapido e sfuggente nell’incarnare il sogno di tutta una generazione, sia all’interno della dimensione onirica del testo, sia nella radicale materialità della scena]
  • Niccolò Fettarappa (La sparanoia e Solo quando lavoro sono felice) [In entrambi questi testi compare in scena una figura difficile da classificare, per l’utilizzo di corpo, voce, ragionamento ad alta voce e qualità del movimento che è direttamente legato alla scrittura drammaturgica. Dimostra già una grande padronanza delle proprie qualità fisiche e vocali, che lo rendono un “corpo politico” di estremo interesse anche in funzione di un più ampio ragionamento del ruolo dell’attore]

8. SCENOGRAFIA

  • Fabio Condemi e Fabio Cherstich (Calderón e Nottuari) [In entrambi i casi, questi lavori riescono a creare una dimensione liminale tra realtà, sogno, delirio che riescono a parlare per sé anche prima dell’ingresso degli/delle attori/attrici]
  • Guia Buzzi (Il barone rampante) [Una macchina scenica necessaria a rendere vivi i molti e diversi livelli del testo, sezionando lo spazio e le sue aree in porzioni in cui attrici e attori possono agire liberamente (e “in sicurezza”) nel complesso disegno dei personaggi e della dimensione filosofica che viene chiesto loro di convocare]
  • Gianni Farina (Odradek) [Una scena “parlante”, essenziale e utilizzata in ogni suo piccolo particolare, rispondendo alla richiesta del testo che ragiona sul potere decisionale degli oggetti e la sua capacità di annullare quello dell’agire umano. Abbondano riferimenti iconografici più o meno visibili, tutto è estremamente funzionale alla semantica e alla sintassi dell’opera in sé]

9. COSTUMI

  • Gianluca Sbicca (Il barone rampante) [Insieme al lavoro sulla scenografia, anche qui il contributo di Sbicca va al servizio di una drammaturgia d’adattamento complessa e che deve ospitare un continuo crosscasting, realizzandosi in un impatto visivo e coloristico che chiarisce subito situazioni, temperature e premesse della situazione drammatica e scenica]

10. DISEGNO LUCI

  • Gianni Farina (Odradek) [La tavolozza cromatica e l’apertura di specifici punti luce, che definiscono altrettante aree di azione e di attivazione di emozioni, costituiscono parte integrante della drammaturgia e della regia]

11. PROGETTO SONORO/MUSICHE ORIGINALI

  • Andrea Gianessi, Federica Furlani, Jacopo Giacomoni, Marco Puzzello (x-machine) [Un lavoro rischioso e coraggioso, che incarica la composizione musicale e il live-programming della gestione di buona parte del processo drammaturgico e performativo, impreziositi da un sapiente gioco sull’improvvisazione musicale come linguaggio e strumento di dialogo tra vari strumenti e atteggiamenti scenici]

12. NUOVO TESTO ITALIANO/SCRITTURA DRAMMATURGICA (messi in scena da compagnie o artisti italiani)

  • Il Ministero della Solitudine (de lacasadargilla / Fabrizio Sinisi) [Operazione complessa e coraggiosa di scrittura scenica che mescola aspetti biografici ad aspetti sociali e un lavoro sul ritmo e sulla struttura tale da conferire un senso generale all’opera in sé. In questo caso lo spettacolo e i suoi significati prendono corpo, in maniera larga e visibile, dal difficile processo creativo che lo spettacolo ha attraversato e che il testo ha trovato il modo di fare proprio, tramutandolo in un punto di forza e di chiarezza]
  • Odradek (Gianni Farina) [Un’elaborazione originale e riuscita di un archetipo iconografico/filosofico fondamentale come quello elaborato da Kafka, a cui si aggiunge un divertito ma inquietante ragionamento sulla “civiltà delle macchine” e su come la natura umana, soprattutto nella sua capacità di creare e manovrare relazioni, opere d’ingegno e sensibilità emotiva, stia soccombendo ad altre intelligenze. Non senza un chiaro e ben espresso discorso politico sul consumismo e sulle derive del materialismo digitale, che sono temi di forte urgenza anche per la fortuna delle arti dal vivo]
  • Le vacanze (Alessandro Berti) [Un drammaturgo come Alessandro Berti dimostra di posizionarsi sempre a metà tra una fitta ricerca intellettuale e di fonti e la pura materialità della parola teatrale. In una forma nuda, scarna, spietata e però appassionante già alla lettura, Le vacanze apre un generoso squarcio su ciò che siamo e che abbiamo scelto di diventare, interrogando quelle nuove generazioni a cui troppo spesso si lascia in mano l’intera responsabilità delle “colpe dei padri”. Importante, poi, nel suo dotare la scena di teatro per le nuove generazioni di una letteratura teatrale raffinata, autorevole, estremamente contemporanea in cui lo sguardo dei/delle giovani possa riconoscersi]

13. NUOVO TESTO STRANIERO/SCRITTURA DRAMMATURGICA (messi in scena da compagnie o artisti italiani)

  • Anatomia di un suicidio (Alice Birch) [Lacasadargilla prosegue il percorso iniziato con When the Rain Stops Falling recuperando un’altra drammaturgia contemporanea che si incarica di assegnare al teatro la capacità di interpretare il presente, i suoi temi più scomodi, la sua rapidità, grazie a una scrittura sperimentale che chiede molto al destinatario intermedio (regia, elaborazione scenica) e a quello finale (spettatore/spettatrice). Il risultato è una prova inconfutabile della potenza del mezzo teatrale, con un affascinante lavoro sul tempo intimo, il corpo sociale, le assonanze/dissonanze tra generazioni e relativi sistemi valoriali]
  • Entertainment. Una commedia sull’amore dove tutto è possibile (Ivan Vyrypaev) [Una partitura semplice ma geniale che torna sul tema realtà/rappresentazione indagando le possibilità di creazione di un proprio vissuto di relazione sentimentale apparentemente protetto e invece minacciato da un divertissement semiologico-filosofico, che lascia desolati nella sua potenza metaforica]

14. SPETTACOLO STRANIERO PRESENTATO IN ITALIA

  • Caridad (Angélica Liddell) [Una riflessione desolante e violenta sulla capacità di perdonare e perdonarsi abbandona la sola dimensione filosofica per prendere corpo in una lotta senza vincitori tra il corpo e la sua possibilità di sopportare il dolore]
  • Faith, Hope and Charity (Alexander Zeldin) [Affresco iperrealista della dura vita ai margini della provincia britannica, gioca con schietta profondità con la nostra attenzione umanitaria distratta. Splendidamente recitato pur nella quasi totale assenza di orpelli scenici]

15. PREMIO UBU ALLA CARRIERA

  • Enzo Vetrano e Stefano Randisi [Per il costante lavoro sui testi, gli immaginari e l’artigianalità del lavoro teatrale. Importante anche per la tenacia rappresentata da questo sodalizio]
  • Raffaella Giordano [Per il lavoro posizionato sempre, con enorme grazia, tra danza e poesia, importante per contraddire anche l’apparente effemeralità della danza, riaffermando la presenza di un corpo che si guarda mutare]

16. PREMI SPECIALI

  • Centrale Fies [Se in particolare viene da segnalare la piattaforma LiveWorks, che negli anni ha saputo guardare alla scena internazionale e nazionale per andare in cerca delle nuove e sorprendenti creatività, la menzione riguarda, più in generale, la capacità di un centro di ricerca in cui la curatela ha scelto, ormai da tempo, di mettersi continuamente in crisi. Si è aperto alla visione di idee curatoriali anche molto diverse, quasi contraddittorie, affrontando svolte importanti nella direzione dell’attenzione e nelle proposte rivolte al territorio e al panorama nazionale, che ha molto aiutato offrendo ad artiste e artisti un luogo dove creare e riportare il proprio esperimento scenico]
  • Il Capitale. Un libro che non abbiamo ancora letto di Kepler-52 [Un progetto che ha visto una completa integrazione della compagnia all’interno della vicenda della GKN Firenze ma più in generale di un mondo, quello del lavoro in fabbrica, non estraneo al teatro ma di certo mai rappresentato in Italia con la stessa dedizione, la stessa curiosità, un comparabile rischio. È un messaggio per il teatro e dal teatro verso i mondi che può osservare]
  • Maura Teofili [Il lavoro condotto nello spazio indipendente Carrozzerie n.o.t. (fondamentale per la creatività romana e non solo), insieme alla proattività progettuale proposta a una realtà importante come Romaeuropa Festival e dedicata all’incubazione e al nutrimento della scena contemporanea emergente, fanno di lei un modello di professionalità, apertura, curiosità e competenza che andrebbe sempre premiato perché evita di sclerotizzare i mestieri che circondano, proteggono e promuovono la creazione artistica]
  • Michele Mele [Per l’intelligenza professionale e la cura che lo ha portato ad abitare contesti differenti, affiancare progetti artistici e ingegni variegati, conservando la stessa passione e realizzando un modello di “arts management” molto vicino alle reali esigenze creative degli/delle artisti/e e a quelle ricettive dei territori]
  • Amleta [Per il costante impegno nel portare alla luce situazioni di disagio della cui triste diffusione troppo a lungo si è rimasti/e ignari/e. Rappresenta un tratto fondamentale del tessuto sociale delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo, spesso penalizzati/e da un sistema freneticamente puntato alla performance e all’apparenza, al punto da smarrire la misura della dignità]

* in deroga: concorre straordinariamente nell’edizione 2023 [approfondisci]

Immagini
Produzione
Progetto speciale
Coproduzione
Titolo dello spettacolo
Sottotitolo
Testo di
Testo originale presentato per la prima volta
Riscrittura/Adattamento
Regia/Coreografia
Città del debutto
Luogo del debutto
Data del debutto
Performer
Presenza performer under 35
Elenco performer under 35
Scenografia
Costumi
Light Design
Sound Design o Musiche Originali
In collaborazione con
Con il sostegno di
Si ringrazia
Note
Titolo dello spettacolo Testo Regia/Coreografia Produzione Luogo del debutto Data del debutto
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